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26.6.05

lecce: il verde in gabbia nella capitale del tarocco

piazza mazzininel seguente trattato eretico semiserio si descrive sinteticamente, fornendo ove necessario opportune valutazioni, la presenza di verde pubblico, attrezzato e non, sul suolo urbano del comune di lecce (italia del sud).

a parte la centralissima villa comunale, sulla quale spenderò qualche parola circa i grotteschi regolamenti che vi sono applicati, lecce non ha altri spazi verdi pubblici a parte le aiuole-pattumiera degli alberi lungo le strade e le fioriere in stile funebre del viale giardino realizzato di recente lungo viale dell'università.

piazza mazzini [foto] è un mattonato contornato da auto.

villa reale dispone di un grande giardino ma l'area non è accessibile e neppure visibile. e se venisse reso un meraviglioso parco nel cuore della lecce 'dimenticata'?

l'istituto delle marcelline è privato dunque non accessibile e neppure visibile dall'esterno.

l'area dell'ex ospedale vito fazzi è chiusa e non è da considerarsi spazio verde, comunque non è accessibile.

infine, un'altra area che sulle mappe comunali viene colorata in verde, per rompere la monotonia del quadro, è una che tuttavia è in gran parte mattonata, accessibile solo in determinati orari. l'area in questione è caratterizzata da funzioni esclusivamente residenziali per la particolare categoria che vi ha dimora, i defunti, parte dei quali sino al 2001 erano annoverati tra la popolazione residente nel comune a testimonianza che c'è una profonda cultura mortuaria presso l'ufficio anagrafe.

esiste una piccola villetta in zona san pio (circoscrizione rudiae), mattonata, con pochi giochi per bambini.

qualcuno pensa di localizzarvi un centro commerciale, tra le case di un'area urbana degradata e caratterizzata quasi esclusivamente da funzioni residenziali.

dimenticavo il manto erboso del via del mare, costantemente non accessibile se non a pochi milionari, pochi giorni all'anno. se sarà attuata la proposta di renderlo sintetico per benevolenza, considerando il colore del polimero che andrà a sostituire il prato, continueremo a considerarlo zona verde.

torniamo alla villa comunale. il punto di partenza la ricerca di spazi verdi urbani in cui potersi andare a sdraiare sul prato, a pieno contatto con la natura, in cui lasciare i bambini giocare a pallone, in cui andare coi cani o anche a cavallo, uno spazio con alberi, sentieri, vialetti, che porti vita nel grigio contesto di cemento, traffico e disoccupazione di una povera città del mezzogiorno (vedasi statistiche economiche piuttosto che affermazioni degli amministratori di qualsiasi livello, prevalentemente una categoria di panzoni puzzolenti dimoranti le loro villettine semiabusive fuori la città, confortevoli appartamenti immersi nella disperazione o piccoli nidi ristrutturati nell'umido parco edilizio del centro storico barocco)
i prati della villa comunale sono in realtà off limits. si chiamano aiuole e non consentono altro che la vista, in determinati orari del giorno. ai cittadini sono concessi solo i viali mattonati dunque possiamo affermare che i leccesi non hanno diritto a sdraiarsi su di un prato, a meno che non contravvengano il severo regolamento di polizia urbana che, oltretutto, nega anche due calci ad un pallone, l'accesso in bicicletta (negato di fatto dal traffico automobilistico anche al di fuori dalla villa) e molte altre cose.

in conclusione, proviamo a fornire un saggio consiglio a tre categorie di sfortunati utenti della città.

residenti: se potete scappate quanto prima dall'inferno che vivete.

cani teppisti: negli orari di chiusura della villa comunale potete defecare nelle fioriere del viale giardino, colonizzando abusivamente, nel contempo, nuovi territori.

turisti che avete scelto il salento come meta delle vostre vacanze: siate più accorti in futuro onde evitare simili errori, non abboccate alle stronzate che vi dicono i tour operator e, soprattutto, gli amministratori locali e, infine, non disperate, considerando che sbagliare (involontariamente) è umano.
sbagliare volontariamente invece è da mascalzoni pertanto la definizione di chi, preposto allo sviluppo urbano, ha prodotto simili risultati, è demandata al risultato di una logica equazione.

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