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30.1.06

mario desiati su antonio verri/repubblica 19 settembre

“Antonio Verri non andava mai a letto presto, è grazie a lui che ci riunivamo alle trattorie di Sternatia e Cursi” ricorda Maurizio Nocera, l’ottobrino dei romanzi di Verri. Partire dalla vena notturna dello scrittore originario di Caprarica di Lecce è forse necessario, anche per capire quanto il tragico destino di Verri fosse scritto nella sua indole e nel suo modo di vivere.

La notte tra l’8 maggio 1993 e il 9 maggio 1993 una macchina di grossa cilindrata nei pressi di Caprarica di Lecce travolse una 126 che procedeva sulla stessa corsia. L’impatto tra le due autovetture proiettò quella piccola 126 contro un ulivo. Lo schianto fu letale e il conducente della piccola Fiat morì.

Dentro quella macchina accartocciata e fumante sulle radici dell’ulivo c’era la splendida stagione del Pensionante de’ Saraceni, il dibattito letterario degli anni ottanta, le betisse ossia le belle ragazze salentine un po’ addormentate, l’Avanguardia meridionale, le allegre serate a Sternatia e Cursi, quella fresca ventata sulla poesia salentina; in due parole c’era Antonio Verri.

Un uomo importante non solo per quello che ha scritto, ma anche e per tutto quello che ha fatto e lasciato. Innanzitutto l’esperienza di alcune fra le più vivaci riviste letterarie meridionali tra le quali“Caffè Greco”, “Pensionante de’Saraceni” e “Quotidiano dei Poeti”. E poi un’idea nuova e non referenziale della cultura, un intellettuale che aveva abbracciato disparate esperienze come anche quella dell’editoria. Uno scrittore che era alla ricerca del grande romanzo della sua terra, un’opera mondo che lui chiamava Declaro.

La scrittura di Antonio Verri è sostanzialmente inedita, pubblicata in edizioni semiclandestine: “Il pane sotto la neve” (1983), “Il Fabbricante di Armonia”, “La Betissa”, “I trofei della città di Guisnes” (1988), “Bucherer, l’orologiaio” (1995). Conosciuto da uno sparutissimo gruppo di lettori che ne apprezzano la qualità e soprattutto l’originalità. La letteratura di Antonio Verri è una delle più atipiche del secondo Novecento, la sua lingua a metà strada tra prosa e poesia è inclassificabile, ma dotata di un andamento armonico, ricco di metafore e similitudini. Nei suoi libri introvabili echeggiano neologismi, figure fiabesche, un mondo a volte irreale costruito nella cornice di un sogno. Tutto questo però oggi è quasi impossibile da reperire.

Il giovane studioso e scrittore Rossano Astremo nel numero 3 della rivista letteraria Vertigine (vertigine.clarence.com) interamente dedicata a Verri ha in qualche modo messo in luce questo problema dell’irreperibilità dei testi verriani scrivendo nell’editoriale: “Le piccole ripubblicazioni effettuate negli anni da suoi grandi amici di vita, hanno certamente contribuito a tenere desto il ricordo dell’uomo Verri, ma a seppellire quasi definitivamente l’originalità del Verri scrittore.” L’ho interpellato chiedendogli perché oggi una rivista letteraria integralmente dedicata a Verri ? Chi te l’ha fatta fare ? Ha risposto Astremo: “Non mi stancherò mai di ripetere, su Verri mancano testi critici, mancano ripubblicazioni "serie" in grado di portare la sua scrittura al di fuori dei confini marginali della periferia salentina. Si parla spesso di Antonio Verri come di un uomo dal forte dalla grande generosità, colto dal raptus continuo della creatività, ma nessuno si è mai soffermato con attenzione sulla sua scrittura. Vertigine ha fornito un percorso di lettura dell'opera di Verri, ha voluto essere un inizio, mettendo insieme la gente che meglio ha compreso la sua poetica, e mi riferisco in particolare ad Antonio Errico e Fabio Tolledi.”

Il fatto che giovani ventenni pugliesi cerchino ancora in Verri un punto di riferimento fa capire la sua importanza e il suo spirito. Nel manifesto poetico di Verri c’è un verso che rende chiara quanta potenza demistificatrice e dunque innovativa avesse la sua parola: “Fatevi disprezzare, dissentite quanto potete/” e continua dicendo “fatevi un gazebo oblungo, amate/ gli sciocchi artisti beoni, i buffoni/ le loro rivolte senza senso/ le tenerezze di morte, i cieli di prugna/ le assolutezze, i desideri di volare, le risorse del corpo/i misteri di donna Catena./ Fate fogli di poesia poeti, vendeteli per poche lire!”. Queste parole chiare per raccontare in poco la battaglia personale di Verri per la diffusione della letteratura, una battaglia che merita una pubblicazione adeguata. Un primo passo lo compirà un editore calabrese chiamato Abramo che in passato ha pubblicato Gissing e Nöel e adesso pubblicherà “I trofei della città di Guisnes” di Verri. Un passo soltanto, ma che serve a costruire un ponte tra Verri e il resto d’Italia. A proposito di ponti. Verri creava ponti, ponti tra la sua generazione e la sua terra e le altre generazioni e il resto d’Europa, tanto che qualcuno si chiedeva perché una rivista come il Pensionante dovesse ospitare contributi di autori stranieri. Verri rispondeva da poeta dicendo che anche i poeti stranieri “si svegliavano di notte con gli incubi che gli altri, intorno, stavano scrivendo il capolavoro, mentre loro dormivano.”

Lo sguardo davanti alla letteratura italiana era uno sguardo nuovo, ma legato indissolubilmente a una melanconia tipica dello scrittore meridionale, quella che viene brillantemente descritta da Flavio Santi in un suo saggio su Trame “La linea borbonica ha perso perché (in buona fede) ha sbagliato politica: proprio come un nobile aristocratico è restata nella sua villa di campagna a bere vino d’annata, mentre tutti traslocavano in città a bere crodino; la linea lombarda, molto pragmaticamente, ha capito che non basta scrivere capolavori. Bisogna anche saperli vendere. A volte, se è il caso, anche con l’aiuto di qualche imbonitore.” E Verri come Bodini e Vittorio Pagano non era certo uno che andava a bere crodini in città per farsi accettare e neanche aveva mai avuto bisogno di imbonitori. Forse questo senso morale lo aveva fermato prima di qualunque successo e di qualunque consacrazione. Tanto che scrisse di lui Antonio Errico: “Stefen (alter ego di Verri nei suoi scritti nda) fu il padre di una generazione stupenda, né cattedre, né premi, né mortadelle alla cuccagna, perché non ha saputo vendere parolette al mercato dell’usato, perché non ha voluto arrampicarsi al palo ingrassato…”

La sua terra non ha dimenticato Antonio Verri, il Fondo Verri con la regia di Mauro Marino organizza eventi e incontri nello spirito che contraddistingueva l’impegno dello scrittore di Caprarica. Il suo ricordo è necessario filtrarlo oggi nella sua opera scritta, ma anche nei ricordi dei suoi amici, nelle foto che sono rimaste (tra le tante una curiosa con il drammaturgo Fabio Tolledi sotto un drappo rosso) e in quello splendido cammeo che ci ha lasciato la poetessa Claudia Ruggeri dopo la morte del caro amico Antonio: la vita estranea a quella forma/ cresciuta senza gradi o atti o/ noi alla vita – perché l’edera/ sferrata al tirso errante muta di/ luce violenta di suoni in corsa/ come dio squassava le foreste/ ed era primavera (?/ non un solo getto di memoria/ così orgogliosamente ebbri da far/ pensare ad una riva e ad un bosco/ perfetti di acque e poi si fanno/ protezione e poi fuga di forze/ probabilmente strappo e comunque/ più in là religiosamente uguali/ le ipotesi all’ombra inanellate/ allora che vi chiedo./ Chiedetemi di sollevare il calice/ e di portarlo complice alle labbra/ e poi di dirvelo piano e con sottile/ ironia che vi amo.

Da poco è uscito “I trofei della città di Guisnes” per i tipi dell'editore Abramo nella collana Le onde a cura di Desiati M. - Minervino M. F.(p. 147).

23.1.06

L'informazione esplosa in una jungla di formati

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Una manciata di pagine ipertesuali pubblicate quasi otto anni fa potevano regalare mezza cartella di gloria al loro autore sul più tradizionale dei media, quello fatto di carta e inchiostro. Se la diffusione del mezzo era particolarmente localizzata nell’area target dell’ipertesto, dalla mezza cartella si passava ad un titolo a tutta pagina, quasi fosse uno scoop aver scoperto un concorrente che parlava la stessa lingua ma, dalla sua nicchia, non poteva certo nuocere allo status quo mediatico.
Otto anni fa sembravano ieri. Oggi lo scoop starebbe nel rilevare come, fatto salvo che una pagina ipertestuale non è più un fenomeno di nicchia, quello status quo non sia stato eroso come qualcuno temeva – e qualcun altro sperava. Forse l’ordine è stato solo scalfito.
La stampa non è morta con l’avvento di internet, così come la radio non morì con l’avvento della televisione. Ma non si può dire che tanto la stampa quanto la radio non abbiano subito influenze dai nuovi media e dai nuovi modi di comunicare all’interno dei nuovi media. Sono innanzitutto cambiati i linguaggi ed è cambiata la consapevolezza degli utenti rispetto alle possibilità di comunicare. Può delinearsi così una segmentazione a seconda dei mezzi che l’utenza prediliga per soddisfare determinate finalità e, considerando i mezzi ‘multiuso’ come internet, a seconda degli utilizzi prevalenti.
La complessità di questo sistema di scelte è data dalla presenza di numerose variabili, in continua ma non costante evoluzione. L’incostanza è tanto spaziale quanto temporale e si traduce in un divario digitale che, di norma, amplifica le differenze tra regioni ‘mediaticamente’ avanzate e meno avanzate. Questo effetto si riflette su numerosi ulteriori aspetti, dal punto di vista politico, sociale e, non ultimo, economico e pesa maggiormente nei paesi occidentali in cui la fetta dei servizi nell’economia - particolarmente servizi di comunicazione - ha guadagnato una dimensione preponderante sul resto.
L’unica costante col passato è che la giornata dura sempre 24 ore. Oggi, nello stesso arco di tempo, non bastano più le comunicazioni verbali one-to-one – che per qualcuno potrebbero per avventura essere marginali, quasi assenti. Resiste il mailing cartaceo, pressoché per comunicazioni ufficiali, cartoline ricordo e pubblicità – spesso spazzatura. Resiste il telefono fisso al quale possono essere associati i servizi voce e video del Voice over IP. A questi si aggiunga la classica triade stampa-radio-tv e infine internet. Internet non è un termine che definisce un immediato utilizzo di un dato servizio, come può accadere per la tv. Esso agglomera numerosi utilizzi, molti dei quali in divenire. L’e-mail innanzitutto, fonte di stress e noie quotidiane per migliaia di utenti, obsoleti siti statici (le pagine di cui al primo capoverso di quanto leggi), siti dinamici (portali tematici, community stile agenzia matrimoniale per smanettoni della rete e altro, forum eredi delle bbs, la più arcaica funzionalità di comunicazione in rete) e una miriade di utilizzi nuovi, spesso in concorrenza tra loro. Per osservare l’evoluzione della rete, stilisticamente e non solo, si può visitare un museo online come www.archive.org che raccoglie versioni cache di numerosi siti immagazzinate periodicamente.
Il minimo comun denominatore di molti nuovi strumenti è il feed. Su esso si basano i blog (es. www.blogger.com), i moblog (es. www.yafro.com), le blog tv (es. www.nessuno.tv nata dall’esperienza delle tv di strada e oggi interessante finestra sul satellite in chiaro), i podcast (vedi www.podcast.net), i siti di photosharing (es. www.flickr.com) e su tutti gli aggregatori (davvero tanti), che consentono ai precedenti di guadagnare e mantenere, a fatica, visibilità in rete.
Esiste un problema di formati: essi si aggiornano, si alternano, divengono facilmente obsoleti mentre altri divengono lo standard. Esiste un problema di storage: l’hardware in questo senso fa passi in avanti, ma oggi le risorse gratuite in rete cominciano a scarseggiare. L’epoca degli specchietti per le allodole è finita, il mercato ha cominciato a conoscere le sue potenzialità reali, le bolle speculative e l’utopia della pubblicità che ripaga ogni cosa sono un ricordo di fine millennio.
Oggi per comunicare, per informarsi, per restare al passo con il cutting edge tecnologico, a prescindere dalla bontà dei contenuti, occorre pagare. Diversamente l’opzione è tra il silenzio/esclusione o l’inclusione, ad prezzo non monetario ma forse più alto, tra le masse di utenti di un ristretto manipolo di media generalisti: un mix tra min.cul.pop. e grande fratello di orwelliana memoria, che fagocita l’ampio target secondo finalità utili prevalentemente ad advertisers ed editori, che nel frattempo godono maturano una certa fiducia in platea. Questo soprattutto in sudamerica e in Italia.
Prendiamo la tv: terrestre e satellitare (analogico e digitale) e poi internet nelle modalità broadcast streaming, peer-to-peer e podcast. Per ogni formato esistono le opzioni in chiaro e criptata. Escludiamone alcuni non più in uso in Italia come il terrestre digitale ed il satellitare analogico: restano dodici opzioni per vedere lo stesso mezzo. Se l’analogico sparirà in ogni forma in quanto è antieconomico rispetto al digitale – soprattutto per gli editori – per quanto concerne i formati internet c’è da dire che moltiplicazione di sorgenti è precaria diffusione della conoscenza nonché dell’utilizzo e delle potenzialità degli stessi, li rende decisamente marginali nel panorama televisivo.
Innanzitutto è quasi paradossale che un sistema ancora poco diffuso come il broadcast streaming, che già soffre di un problema di standardizzazione dei formati (i principali ma non i soli sono quick time, real e windows media), stia per essere superato da un neonato come il podcast streaming. Quest’ultimo consente di scegliere quando vedere cosa. Il primo è più affine alla tv old style e ancora, a causa della scarsa diffusione sul territorio di tecnologie ad alta velocità come la fibra ottica, non può che essere fruito con una qualità molto scarsa che scoraggia gli utenti. Gli autori di siti come www.coolstreaming.it assicurano che grazie al loro miniclient e ad un indice di links aggiornati, si possano sniffare online anche le partite del campionato di calcio di serie A trasmesse in diretta da emittenti straniere. Lo scarso ricorso a tale sistema, per via di numerosi limiti, desta poche preoccupazioni a chi possiede i diritti. E’ paradossale che molti eventi europei diffusi in patria pay-per-view, ritornino in formato free grazie allo streaming di emittenti cinesi, da un paese cioè che non conosce la libertà di espressione ed è abile ad usare la clava della censura laddove non addirittura della condanna nei casi in cui nei cavi transitino, sotto forma di bit, termini sgraditi al partito quali falun gong, tibet, Taiwan, tortura.
Il peer-to-peer è un modo di condividere le informazioni in rete che solleva una problematica dal punto di vista giuridico: c’è chi ritiene che l’esercizio della propria libertà si debba pagare.
Occorre precisare che tale libertà consiste nello scambiare pezzi di informazione con soggetti sconosciuti dai quali si ricevono altri pezzi di informazione. Esso è in sostanza un mutuo scambio tra utenti della rete di pacchetti di dati che poi vengono ricomposti al fine di offrire un determinato contenuto di qualsiasi tipo (dalla musica mp3 agli e-book ai video, anche live, di un’emittente televisiva). Non si tratta di latrocinio né comporta un costo per la fonte originaria di quel contenuto. Si potrebbe profilare tuttavia un mancato guadagno per quest’ultima, che così potrebbe vantare un danno economico. Ma il peer-to-peer è in fondo una questione privata, tra due utenti che in quel momento effettuano un libero scambio di un pacchetto di dati. Questo da solo non basta a profilare un danno economico. Eppure, tanto in Italia quanto all’estero, i provvedimenti legislativi e le conseguenti retate, in ossequio all’oligopolio di editori tanto avidi quanto disperati, non si sono fatte attendere.
Differente è il caso dei diritti d’autore nel momento in cui si decida di avviare un proprio media. In proposito, per chi produca senza fini di lucro ma esiga di non essere derubato, si è andato diffondendo il copyleft. In Italia inoltre, caso unico tra i paesi occidentali, il bavaglio alla stampa grazie ad una recente legge ha colpito anche i formati internet. La produzione di informazione, sotto qualsiasi formato, resta di esclusivo dominio dell’ordine (casta) dei giornalisti, come se questi, in virtù del superamento di un esame di stato, abbiano il dono di essere infallibili e veritieri nello scrivere una notizia (!) mentre tutti gli altri non lo siano. In sostanza non è accaduto molto: chi produceva informazione continua a farlo mediante blog e siti, grazie anche allo sviluppo di sempre più avanzati e portabili content management system open source quindi gratuiti, ma resta il dubbio che, in virtù di tale legge, lo stato non possa colpire chi, esercitando il diritto di libera espressione garantito costituzionalmente, qualora dia fastidio, venga additato come un ‘produttore di informazione’ non autorizzato e per questo tacciato, con risvolti penali.
Come far sentire la propria voce per avanzare pretese di diritti? La categoria di internauti è ampia ma disunita, riflette un’epoca nichilista forse proprio a causa dei suoi cinici mezzi di comunicazione che alterano le identità, vive un mondo virtuale dove non possono essere erette barricate. I casi di sindacalismo digitale non sono mancati né mancano, ma lasciano il tempo che trovano, limitandosi a riempire database di firme ondine utili a nessuna causa. I diritti dei nuovi comunicatori si perdono nella rete, come talvolta formati e siti sommersi da innovazioni troppo frequenti, tanto precoci quanto obsolete a seconda che ci si sposti da un luogo all’altro o da una categoria di navigatori all’altra.
La nuova sfida è saper aggregare i contenuti, spulciandone i più interessanti: nel lungo termine, che per la rete significa anche l’arco di un paio d’anni, gli utenti hanno saputo premiare chi riesce a rispondere meglio al desiderio di informazione. I casi di Google, E-Bay, Wikipedia, Moodle, Skype, Firefox e non molti altri sono emblematici in tal senso. Le qualità premiate sono semplicità, affidabilità, ricchezza di contenuti, velocità. La migliore pubblicità, come sempre, resta il passaparola, che vale più di mille banner. Mentre a livello elevato la partita si gioca davvero tra pochi, tanto nel mondo fatto di licenze quanto in quello open source, il resto della jungla digitale si diffonde, come e quando può, sempre più lontano dai soliti poli innovatori, una realtà di nuovi formati che avvicinano il futuro anche dove questo tarderà ad arrivar. (articolo redatto per il periodico L'Università, gennaio 2006)

13.1.06

Luoghi Comuni - Concorso fotografico per Tuttocittà di Lecce - VOTATE! VOTATE! VOTATE!


E' possibile votare quale sarà la prossima copertina di Tuttocittà di Lecce... è un concorso di fotografia al quale partecipo con quattro shots: i due cartelli alla stazione, un semaforo rosso e le scale del grattacielo. Personalmente consiglio di votare le scale del grattacielo.

Tutto Citta' - Luoghi Comuni -> Votate!

Cartello, primo piano
- "Tutto il mondo è paese".

Sotto alcuni aspetti questo luogo comune è molto generico, ma talvolta può essere giustificato da particolari percezioni. Per molti viaggiatori, ad esempio, la prima certezza di approdo è rappresentata dai toponimi presenti nelle stazioni ferroviarie. Cosicché, dopo averne letti tanti, giunti a destinazione la prima sensazione è che, muovendosi di luogo in luogo, quel che cambi sia solo il nome.


Cartello in stazione ferroviaria - "Il mondo è bello perché è vario".

Un luogo è fatto di storia, persone, esperienze vissute irriproducibili altrove come i fattori ambientali che lo caratterizzano. Il luogo comune proposto, decisamente relativista, conferma tutto ciò. L'immagine di una stazione, comune a tante nella funzione e spesso nel proprio arredo funzionale, dovrebbe far riflettere su questo, a partire dal toponimo al quale sono legate percezioni differenti da quelle che avrebbe suscitato un altro toponimo.

Semaforo rosso - "Rosso di sera, buon tempo si spera".

Chi vive tra le mura di un ufficio, sotto una coltre di nebbia e smog o nella fretta fatta di bit si perde quanto quotidianamente offre l'ambiente come uno splendido tramonto. Qualche secondo per riflettere può ricavarsi nell'attesa al rosso di un semaforo, magari sulla marcia verso un incontro speciale. Così, anche nella jungla urbana di una piccola città come Lecce, ossessionata dal traffico nelle ore di punta, il colore della passione rappresenta anche la speranza e la riflessione, in attesa di tempi migliori di quelli vissuti inscatolati in un abitacolo.

Scale condominiali - "Il mondo è fatto a scale, chi le scende e chi le sale".

Luogo comune che parte da un non luogo: le scale di un palazzo (nello specifico il "grattacielo" di Lecce, il più alto del centro salentino). Per chi ha voglia di fare un po' di sano movimento, evitando l'ascensore, la giornata esterna dal proprio ambito domestico comincia dalle scale e finisce con le scale. Fatica, ansia, affanno o anche piacere, magari di incontrare una persona cara, sono sensazioni vissute sulle scale. Il loro senso di marcia è metafora di quel che ci riserva la giornata nel mentre di una salita e una discesa.

Tutto Citta' - Luoghi Comuni -> Votate!

10.1.06

Pannella: Questo Papa è incarnazione di culture mortifere


"Robetta da sacrestia e da colli torti", così Marco Pannella ha commentato le parole pronunciate il 9 gennaio 2006 dal pontefice nella sua omelia alla Cappella Sistina sull' "anticultura della morte". "Ratzinger - ha detto il leader radicale - è uomo di eruditissimo, ma senza cultura".

"Quest'uomo – ha detto Pannella - guarda alla modernità come se fosse simboleggiata dai mostri di Goya.

"Se esiste oggi un insieme di persone, un elemento sociale di massa sottoposta ai tormenti e alle infelicità che noi normalmente abbiamo presenti per chi vive sotto i regimi autoritari, nelle carceri, è la sofferenza dei credenti nella religiosità, e ancor più nei credenti cristiani, e ancor più nei credenti e praticanti cattolici."

Pannella rivendica la vicinanza dei radicali con i credenti, con una religiosità che non si contrappone alla scienza. "Non dispiaccia al Papa – ha affermato il leader radicale - ma esiste un mistero. Quanto più la scienza ci fornisce strumenti vitali di conoscenza, tanto più acquisiamo consapevolezza della grandezza del mistero in cui siamo immersi, che si rinnova continuamente come cosa che ci trascende storicamente, così ricco da essere un fornitore costante di saperi e di fedi."

"Siamo a un punto in cui è possibile che ci sia una sorta di rivincita storica importante delle cose che hanno fatto la cultura europea e italiana anche contro le maledette culture mortifiche che predominano e di cui questo Papa è un'incarnazione." (www.radicali.it)

7.1.06

chiese e partiti: quotidiani fantasma per milioni di euro veri

LO SCANDALO: Una pioggia di denaro pubblico
ai giornali dei partiti fantasma
Quasi 160 milioni di euro a editori che si nascondono spesso dietro fantomatici movimenti politici. Fra loro anche i campioni del liberismo economico come Libero, affiliato a un movimento monarchico, e il foglio, affiliato ad una sedicente 'convenzione per la giustizia' composta da due parlamentari.
la frammentazione del centro ha portato alla proliferazione di quotidiani e settimanali, sconosciuti persino agli edicolanti più forniti di roma o milano. le quote più cospicue vanno a l'unità (ds), la padania (lega), il secolo d'italia (an), che tuttavia sono letti - e oltre ad essere venduti sulle loro pagine ospitano anche pubblicità - ma è finanziata lautamente anche la discussione, quotidiano semisconosciuto dell'udc (partito semisconosciuto che annovera affaristi clericali, pochi trasformisti ex dc sfuggiti a forza italia o alla margherita e le loro quote di pecorelettori del sud).
E poi tanti quotidiani di piccoli partiti che, oltre alla legge truffa sul rimborso elettorale che spilla ai cittadini milioni di euro, rimpinguano le casse stampando giornali che non legge (e forse non scrive) nessuno. Anche l'organo dei vescovi, la cei, riceve soldi pubblici per il suo quotidiano, l'avvenire, come se non bastassero i favori e le esenzioni fiscali accordate dal governo berlusconi e l'8 x mille.
così il resto del carlino

6.1.06

sharon: si può avere pietà di un criminale sionista?

io no. un'agonia non può cancellare mille e oltre agonie perpetrate ad un popolo usurpato della propria terra.
"Il mondo sta per sbarazzarsi di uno dei suoi peggiori leader". Senza Ariel Sharon, il Medio Oriente sara' un posto migliore. E' la reazione del movimento estremista palestinese Hamas alla notizia della grave emorragia cerebrale che ha ridotto il premier israeliano in fin di vita.,così un comunicato dell'AGI

4.1.06

GooOS is coming... with a new PC

The Secret Source of Google's Power
Google is gonna launch a PC which costs around $200, it'll have a new Linux-based OS, like this. Will it be a real revolution or just the fist pace to MS-Google 2.0?

grande marco!

così marco su radicali.it

Lo si sà, il passato che non s’affronta vive e incombe ineluttabilmente come persistente presente/futuro.
O, per dirla chiaramente, condanna il presente a metastasi inarrestabili e letali d’un tumore che ci si era illusi di poter battere semplicemente nascondendolo a se ed agli altri, con l’aiuto illusorio dei soliti palliativi.
Questo vale per il regime attuale per tutto il ceto dominante del nostro monopartitismo imperfetto dell’oligarchia, di destra o sinistra che appaia.

(...)
la concezione statolatrica alla base di pretese nuove legittimità per le quali oggi, i cittadini, li si truffa e si deruba. Abbiamo così l’uso e l’abuso di “servizi pubblici” ai fini di interessi “privati” della “nuova legalità” italiota.

l’uso delittuoso delle istituzioni e degli interessi in essi dominanti, ripetiamolo: oligarchici e partitocratrici, sideralmente distanti dalle realtà sociali e dalle regole costitutive di uno Stato di diritto….

è interessante che ancora ieri a fronte del semplice lancio incidentale di un sassolino nello stagno oligarchico si sia alzato un coro di rane, di moniti, di sdegnate reprimende.

Ma dove e quando, oltre che nella e dalla Rosa nel Pugno, si comincerà a discutere, a trattare compromessi, a governare retromarcie su tutto, dagli embrioni ai detenuti, alla crisi della giustizia e quella delle piovra mafioso-politica?”. (...)

elettori del centro sinistra (soprattutto ds e margherita): aprite gli occhi e cominciate a sputare in faccia i vostri leader finché non avranno alzato le chiappe dalle loro poltrone e, soprattutto, dalle liste bloccate che tanto fanno comodo!

3.1.06

Popolo diessino: se non si azzerano i vertici del vs partito scioperate votando altro a sinistra!

Così Beppe Grillo su Fassino

E' uno scandalo? Non c'è da meravigliarsi. E' risaputo. La macchina che si avvia verso il megapartito democratico italiano miscelando trasformisti da record, giacobini, residui democristiani e opportunisti dell'ultim'ora comincia a deludere davvero anche gli ultimi polli che credono nella canzone popolare che si sta alzando...
viscidi vermi, la mia povera e sinora miserevole vita, con le sue piccole grandi esperienze, vi calpesterebbe sino a rendere putrida la vostra carne morente. menzogneri, luridi affaristi, l'ordine umano per quel poco che ci è dato di vivere non merita di essere retto dalle vostre indegne menti.

al popolo ds suggerisco: sciopero del voto! non significa far rivincere quello sdegno di populismo datato, tossico, benpensante e mafioso che al momento governa(?), ma restando nel merdaio sinistroide ci sono ambientalisti pacifisti e/o assessoril-parassitaria (verdi), cattocomunisti margheritini con tocchettini di papaboys, papagays e papa (margherita appunto), socialisti liberali e/o radicali impannellati (neorinata rosa nel pugno), sinistra radicale e/o alternativa, giustizialisti che c'azzeccano anche le zecche (idv alias di pietro), narcocattolici (udeur, orbene questa suggerisco di risparmiarla), poi mettiamoci anche scalfarotto e la panzino noglobal. mi spiegate che cazzo rappresentano i ds? certo, un mix di tutti i precedenti, con la differenza che non dicono mai una decisa, c'è sempre una voce fuori da coro e da queste dissonanze si appalesa un cronico immobilismo mentre, sotto sotto, si reiterano azioni tanto criticate in casa altrui.

è necessario abolire il diritto di privacy per i politici in quanto i rappresentanti dei cittadini devono riferire anche quando vanno a pisciare, il loro 'onorevole' status di rappresentanza dev'essere contraccambiato con qualcosa, altrimenti è sempre pacchia.

cosa prevedo? qualche notiziola di cronaca ambra che seppellirà la vicenda delle intercettazioni a lungo e, nel silenzio, il ristabilirsi dell'ordine. percentuali scalfite di millesimi percentuali e palla al centro.
speriamo di no.
auguro un 2006 di merda a tutti coloro che hanno la coscienza sporca, tranne prodi. ;)

ps: casini se proprio si è buttato nella mischia in questa maniera spudorata dovrebbe avere la sensibilità di dimettersi dalla sua carica.

1.1.06

coincidenze e.. buon 2007!

nel 1978, come nel 2005, la juventus vinse lo scudetto, il liverpool la coppa campioni, l'inter la coppa italia, la fiorentina invece si salvò all'ultima giornata.
due anni dopo (nel 1980), il presidente del milan fu arrestato e il milan finì in serie b...
...buon 2007, appunto!

La meglio gioventù

ma dov'è finita la meglio gioventù? sarà il 2006 l'anno del risveglio o dovremo attendere che la rivoluzione dei giovani parta da oriente e spenga definitivamente l'occidente, questo occidente?