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13.10.07

stati-nazione a tempo determinato. il belgio prossimo alla scomparsa?



Lo Stato è una entità politica e geopolitica; la nazione invece è una entità culturale e/o etnica. Il termine Stato-nazione o Stato nazionale implica, quindi, la loro coincidenza geografica, rendendola distinta da altri tipi di Stati che storicamente l'hanno preceduta. Quando si realizza, allora i cittadini di uno stato condividono linguaggio, cultura e valori diversamente da quanto può avvenire in altri stati storici (wikipedia). Questo, evidentemente, non accade in Belgio dove a quanto pare i cittadini dovranno cavarsela da soli ed è tempo di staccare.
A volte è giusto che uno stato riconosca di aver finito il proprio lavoro... Queste sono frasi che circolano nei Paesi Bassi. Circolano talmente in sordina, che con il lavorio subliminale dei media, potrebbero diventare realtà.
A quattro mesi dalle elezioni politiche, il Belgio è ancora senza un governo (per la prima volta il parlamento si è insediato senza un esecutivo). Ed anche se fosse, qualcuno se ne accorgerebbe?
La popolazione belga sembra indifferente e quello che pensa del governo potrebbe benissimo pensarlo del paese.
Se il Belgio non esistesse già, ci sarebbe qualcuno, al giorno d’oggi, disposto ad inventarlo?
Simili domande valgono anche per altri paesi. Queste domande sono poste dai suoi stessi abitanti. Nei sondaggi la maggior parte dei belgi dice di voler rimanere sotto la stessa bandiera, ma quando votano, come hanno fatto lo scorso 10 giugno, lo fanno in base all’orientamento linguistico.
I valloni di lingua francese votano nel sud per i partiti di lingua francese.
I fiamminghi di lingua olandese votano nel nord per i partiti di lingua olandese. Ed esiste anche una piccola comunità tedesca ad est (circa 73.000 abitanti). I gruppi non si intendono e da qui proviene la difficoltà di formare un governo. Conducono vite parallele, in gran parte ignorandosi l’uno con l’altro.
Lo scorso dicembre, un programma televisivo in lingua francese venne interrotto da una notizia-bufala in cui si annunciava l'avvenuta dichiarazione di indipendenza del parlamento fiammingo, la fuga del re e la scomparsa del Belgio. Tale notizia fu ampiamente creduta!
Niente di cui sorprendersi. Il primo ministro pensa che i belgi non abbiano nulla in comune a parte “il re, la nazionale di calcio e qualche birra”, e definisce la loro nazione come un “incidente della storia”. Inoltre, quando una giornalista gli ha chiesto di cantare l'inno nazionale, dopo qualche titubanza si è lasciato andare sulle note della... Marsigliese!
Il Paese venne creato nel 1831 per liberare la popolazione insediata su quel territorio da svariate pratiche discriminatorie all’epoca esercitate dai vicini dominatori olandesi. Questo artifizio convenne tanto alla Francia quanto alla Gran Bretagna: uno stato nuovo e neutrale avrebbe prevenuto possibili instabilità nella regione e più in generale nel continente, subito dopo le guerre napoleoniche.
Il risultato non fu un eclatante successo, ma nemmeno un clamoroso fallimento. Il Belgio si è industrializzato velocemente, ha colonizzato una buona fetta dell’Africa e l’ha amministrata in maniera particolarmente avida e crudele.
Con il Terzo Reich è stato invaso ed occupato dalla Germania, non una ma due volte, ed infine, ha saputo intelligentemente mantenere presso di sè il quartier generale di quella che ora è l’Unione Europea. Già prima di essa un tentativo di governance sovranazionale, sebbene limitata a poche materie, fu la creazione del Benelux coi benestanti vicini Olanda e Lussemburgo.
Nel mentre ha sfornato Magritte, Simenon, Tintin, Eddie Merckx, il sassofono, molta cioccolata, qualche calciatore-ciofeka e vari pedofili. Inoltre i belgi sono diventati gli zimbelli delle barzellette francesi (sarà anche per via del loro modo di parlare la lingua francese, riconoscibile già dall'huitante o octante rispetto al più tradizionale quatre-vingt).
Nonostante ciò, i belgi non hanno bisogno del Belgio. Possono tranquillamente continuare a fare tutto ciò in due o tre mini-stati, o forse anche in una Francia o in una Olanda allargate.
Bruxelles potrebbe così impegnare le proprie forze nel diventare la capitale burocratica dell’Europa.
Non le piace più l’eccitante afmosfera di libertà che si propagò dal teatro dell’opera nel 1830, inebriando i dimostranti le cui proteste hanno fatto sì che il Belgio intraprendesse la strada dell’indipendenza. L’aria, oggi, dicono che è "inquinata".
La libertà è data per scontata, e le vecchie ostilità sono state messe a tacere malamente.
C’è ancora astio, ed il paese è diventato uno scherzo della natura, uno stato in cui il potere è delegato ad un punto tale che il governo è visto come un qualcosa che non ha importanza. Questo potrebbe far riflettere sulle reali ragioni, spesso sottese, di chi preme per un più accentuato federalismo, anche in Italia. Schiacciato tra i poteri politici dei governi di scala supranazionale e subnazionale, oltre che da pressanti influenze esercitate da realtà private multinazionali, che sorpassano regolamenti ed usi interni, talvolta alterandoli a proprio vantaggio, lo stato-nazione appare un concetto meramente formale, svuotato delle sue ragioni di esistere che potevano essere valide in un precedente periodo storico.
Così il Belgio, in passato meta di molti emigranti dal sud Italia, soprattutto impiegati in lavori usuranti come l'estrazione mineraria, pare abbia svolto il suo compito e sia giunta ora di congedarlo, diversamente diverrebbe solo un baraccone burocratico svuotato di molti dei poteri che furono, utile solo come variabile statistica nelle indagini economiche a scala nazionale e negli annali sportivi.
L'Europa vive, come il Belgio, simili conflitti, tra desideri di aggregazioni che incontrano sempre barriere nazionali (e locali), e desideri di disgregazioni, basate su identità etniche, linguistiche, religiose reali, riscoperte o costruite ad hoc con la complicità di sapienti manipolatori delle informazioni storiche e delle menti.
Roberto Aldo Mangiaterra, il cui contributo è fondamentale per questo interessante articolo, si chiede se “nuovamente si aggiri lo zoccoluto peloso, con debita coda incorporata a seminar le sue demoniache idee”. Se anche il Belgio dovesse restare come unità geografico-politica, quanto sarà reale stato e quanto invece un mero blasone monarchico a fini turistici?

1 comment:

il mago delle fiabe di genova said...

Ciao Paolo...Non ci sono parole...Un bel post, su un argomento molto importante.FratelMaghetto