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4.11.07

ipermercato barese condannato a risarcire consumatore per volantini indesiderati

no allo spam da ipermercati
il giudice di pace di bari ha condannato due gruppi della grande distribuzione a risarcire un consumatore per il danno derivato dalla pubblicità indesiderata, inserita nella cassetta postale.

un individuo indispettito e un magistrato hanno decretano la vittoria dei Consumatori, o meglio di un Consumatore [brutta parola, io mi definisco piuttosto un decisore d'acquisto poiché prima di consumare, nel momento cruciale per l'intermediario, decido].

In virtù di questa sentenza, oggi non sarebbe più possibile ingolfare di soppiatto ed impunemente le cassette della posta con materiale pubblicitario se non preventivamente autorizzato.

Tonnellate di cellulosa informativa che insozzano l'androne di palazzi e stressano la nostra attenzione impegnando - spesso senza produrre alcun reale vantaggio - il nostro tempo: "a gratis" [Mauro Artibani su Reset propone che i Consumatori vengano retribuiti per ricevere tali offerte che rappresentano spam, oltre che un costo per la collettività in virtù del danno ambientale e del ricarico sui prezzi che producono].

La sentenza rappresenta anche un'interessante e inedita risposta ad una silente ma gravosa problematica ambientale. Il capitale avido di profitto è generalmente irrispettoso dell'ambiente, a meno che questi non rientri in una campagna di public relations finalizzata ad un presunto recupero indiretto di quote di profitto in virtù di una migliore immagine nei confronti di un target sensibile a certe tematiche. Se si sovrappongono tasse ad azioni ambientalmente dannose, il costo, con molta probabilità, sarebbe comunque spostato sui 'Consumatori' mediante la leva del prezzo in mano all'iper-intermediario.

C'è da augurarsi in una rapida approvazione della Class Action, nella nostra vituperata lingua nota anche Azione Collettiva che suona nel contempo di fascismo e comunismo. Sono 8 le proposte di legge giacenti in parlamento da mesi, alcune da anni, dove evidentemente il capitale riesce a far quadrato mediante i suoi segretari che alcuni chiamano erroneamente deputati. Vorrei vedere migliaia di cittadini muovere azione contro un ipermercato per aver ricevuto decine e decine di volantini che peraltro non legge nessuno.

Spostarsi in un ipermercato spesso si rivela controproducente in termini di tempo (quindi denaro per chi produce) e denaro (pensiamo ai costi di percorrimento del tragitto). Inoltre sono odiosi i 'percorsi obbligati' cui si è costretti pur di arrivare ad un prodotto 'modesto' che pur si deve acquistare ed ancora più odioso è il continuo rimescolamento della disposizione dei beni, affinché i consumatori non memorizzino percorsi che li conducano subito all'acquisto ma 'scoprano' prodotti ed offerte nuove.

Mi sono reso conto che in un ipermercato perda più tempo - e spenda di più - di quanto mi prefigga. Oggi a Lecce uno dei 3 ipermercati, Carrefour (che pure si sospetta pagò tangenti a politici locali indagati per ottenere una licenza altrimenti impossibile) sta per chiudere.

Un auspicio è che gli ipermercati siano di modesta dimensione e 'diffusi' in città piuttosto che dei freddi mega villaggi prefabbricati del profitto, lontani da tutto... i costi ambientali - quindi gravanti sulla collettività - dovuti agli spostamenti dei clienti dovrebbero essere sostenuti da chi causa tali spostamenti per interesse privato.

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